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Il Fiume e la Memoria: la decima edizione... e l'ultima Stampa E-mail
Scritto da Cristina   

milovallone.jpg Con il “Tartufo” di Molière che andrà in scena il prossimo 18 settembre 2008 presso l’auditorium De Cecco di Pescara, si aprirà e chiuderà la decima edizione del festival “il Fiume e la Memoria”.
La messa in scena del testo del celebre commediografo francese che sarà l’unico appuntamento in cartellone per questa edizione rappresenta anche l’ultimo appuntamento dell’ intera manifestazione pescarese che per decisione degli organizzatori e del direttore artistico chiuderà per sempre i battenti. In scena: Milo Vallone, Fabio Ventura, Rossella Micolitti, Serena Magazzeni, Cristina Baldassarre, Valentino Tascione, Francesco Epifani, Francesco Cadderi, Matteo Di Girolamo, Luisiana Di Federico. Aiuto regia: Federica Nico. Regia: Milo Vallone. 

Visto la grave crisi economica che negli ultimi anni si è abbattuta sul budget del festival e che ha costretto gli organizzatori ad un continuo passivo di bilancio ininterrottamente per le ultime cinque edizioni e visto la totale assenza di contributi da parte del Comune di Pescara per questa decima edizione, con profondo rammarico, il direttore artistico e gli organizzatori tutti, in una conferenza stampa tenutasi oggi pomeriggio alle 16.30 presso il Caffè Letterario di Pescara, hanno esposto le ragioni della decisione derivanti dal progressivo passivo economico indotto da bilanci preventivi delle voci economiche accordate “in entrata” mai corrispondenti coi relativi consuntivi deliberati, ovvero con i contributi realmente elargiti a fine manifestazione.

Così il direttore artistico, l’attore Milo Vallone ha presentato e commentato la decima edizione e la relativa scelta di chiudere definitivamente l’esperienza de “il Fiume e la Memoria”:

“Non possiamo far altro che prendere atto della realtà delle cose. Abbiamo subìto questa situazione finché abbiamo potuto ora siamo davvero in difficoltà. Alle nostre istanze che poi rappresentano quelle di una grande fetta dei cittadini e di turisti, se non di re-incrementare quanto meno di far corrispondere i contributi elargiti effettivamente a fine manifestazione con quelli promessi negli incontri di impostazione del festival e sui quali ogni anno abbiamo strutturato i nostri cartelloni, ci è sempre stato promesso di pazientare e di aver fiducia per “l’anno venturo”.

Di “anni venturi” ne sono passati sei e nulla è cambiato. Questo anno abbiamo impostato un cartellone per 25.000,00 euro di budget (così come si era definito) ma una settimana fa ci è stato comunicato che una grave crisi di fondi renderà impossibile lo stanziamento di detto contributo.

Abbiamo lavorato a vuoto tutta l’estate.

Ho stilato il cartellone relazionandomi, come ogni anno, con grandi professionisti, con artisti di fama nazionale, con importanti produzioni e molte compagnie locali. Abbiamo lavorato a vuoto un’estate intera (l’ennesima).

In una settimana ho dovuto personalmente annullare tutti i contratti assumendomi la personale responsabilità di pagare le penali che dovrò corrispondere alle produzioni coinvolte. Sono sei anni che andiamo avanti così e purtroppo la situazione per un’associazione culturale è comprensibilmente insostenibile. Oltre al profondo danno di carattere economico al quale riusciamo a fare fronte da sei anni grazie ai tanti spettacoli che distribuiamo in altre città e fuori regione e con i quali riusciamo a pagare i debiti che (nostro malgrado) nella nostra città si maturano, ci troviamo umanamente scossi per la grave disattenzione che registriamo nei confronti degli artisti e degli operatori culturali.

Ad alcuni sembriamo davvero superflui, grazie al cielo non ai cittadini, il nostro pubblico. Ci sentiamo toccati nella dignità di professionisti. Di professionisti che stanno passando la loro vita a formarsi e a formare artisti e operatori culturali più giovani (ma quale speranza, quale chance avranno?).

Siamo al centro di una disattenzione sempre più generalizzata da parte degli enti pubblici che oltre al danno ci regalano la beffa dell’offesa. E’ offesa la dignità di professionisti che peraltro hanno delle strutture con personale competente e regolarmente assunto.

Questa è la provocazione (al di là della personale e luttuosa contingenza della nostra esperienza) che da tempo rivolgo ai nostri amministratori tutti: gli artisti sono un “peso” o una “risorsa”?

Quando avranno concretamente chiarito a loro stessi una ponderata e riscontrabile risposta a questa determinante domanda, allora e solo allora la nostra cultura potrà tornare a sorridere.

Intanto oggi un festival muore. Nell’anno del suo decennale. Nell’anno in cui si stava pensando alla festa del proprio decennale. Siamo toccati nel vivo e il relativo profondo dispiacere va da sé ma ci sia consentito evidenziare che questo, di per sé: non è un bel segnale. Non lo è per nessuno. Un festival che chiude per progressiva e sistematica mancanza di fondi: non è un bel segnale. Un festival che peraltro godeva di ottima salute: ottima.

Un festival che ha totalizzato decine di migliaia di spettatori entusiasti, che ha fatto lavorare tantissimi artisti locali dando loro pari dignità dei grandi professionisti del panorama artistico italiano, che alla sola terza edizione in un sondaggio de “il Sole 24 ore” risultò come la manifestazione più gradita dei pescaresi, che non ha solo ospitato ma ha prodotto e coprodotto spettacoli poi in distribuzione nei più importanti festival e rassegne della penisola. Un festival che ha fortemente contribuito alla rinascita del centro storico cittadino e alla riscoperta di un fiume che fino ad allora i pescaresi non avevano mai avuto occasione di “frequentare”. Un festival di cui tutta (e davvero tutta) la stampa nazionale non ha potuto evitare di occuparsene. Un festival oggetto di tesi di laurea e per il quale ancora lo scorso maggio il Prof Andrea Pitasi mi invitava a dibatterne tenendo un seminario presso l’Università d’Annunzio di Chieti, come straordinario esempio di marketing territoriale. Un festival che ha generato: una compagnia teatrale, una scuola di teatro (Cantiere Teatrale) con sei docenti e una media di venti allievi ogni anno, e un’associazione che conta più di 700 iscritti.

Ebbene che questo festival muoia: non è un bel segnale. Non lo è per la cultura, per l’arte, per la città. Non lo è per nessuno.

Noi, dal canto nostro, depositiamo alle cronache della nostra Pescara, alla generosità postuma di qualche osservatore, il ricordo di quanto abbiamo fatto in questi anni e di quanto abbiamo contribuito col nostro faticosissimo festival a riscoprire e rilanciare questa zona di Pescara che prima era quasi…una periferia in pieno centro.”

Milo Vallone.


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