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Parole in poesia, impulsi che spingono il pensiero a lasciarsi raccontare dalle sensazioni. La vertigine del sentire si lascia revitalizzare e invadere da un flusso che travolge, sia pure nello spazio di un verso, di una strofa, di una rima. Poesie diverse, sguardi incrociati sul macrocosmo dei grandi problemi e sul microcosmo delle passioni personali.
A tratti, nelle poesie di Contini, s’ intravede e si staglia lo spiraglio di un pensiero — il pensiero — quasi fosse in agguato nel vortice di un’euforia tentata ma effimera: quella del vivere intensamente il proprio passaggio nel tunnel veloce del tempo, pur così lungo da trascorrere.
Ecco alcuni esempi di lettura curiosa e svagata: laddove “il silenzio incombe profano”, Contini evoca la sacralità cercata nell’incontro, quella che “scruta occhi”, e troppo spesso ne incontra altri che invece “scrutano vetro”; fino alla quasi-certezza dell’unica attesa plausibile: la terra, ambivalente mitica madre che genera e accoglie, forse per sempre, ma forse anche per lasciare che il passo, comunque, da qualche parte proceda. C’ è forse un duplice tracciato su cui Impulso di verso conduce il lettore: da un lato, interrogativi lucidamente amari sulle contraddizioni di questa nostra caotica eppur affascinante modernità; dall’altro, domande aperte sulle nostre sensazioni più forti, come ad esempio l’amore. Talvolta il dubbio è che esso sia solo infatuazione ingovernata, pericolosa dissoluzione dei principi di realtà che dovrebbero orientare il buonsenso della consuetudine; ma quasi sempre lo si percepisce come rischio imprescindibile che alimenta la forza della vita, anche quella di sempre. L’amore la attraversa con sensazioni nuove o rinnovate, gioiose e dolorose insieme, unica opportunità ideale di vivido entusiasmo verso il mondo.
Ciascuno potrà percorrere i versi trovandovi riparo dalle intemperie, o incontrandovi sentieri interrotti da radure improvvise ove riprendere fiato o talvolta risentire un personale terrore di apnea momentanea , permeata dalla meravigliosa sensazione del nostro pur effimero esserci-nel-mondo (Pina Lalli).
Gianfranco Contini è psichiatra; si è formato alla psicoterapia ad indirizzo psicoanalitico a Bologna presso il Gruppo "Psicoterapia e Scienze Umane" . Ha curato nove volumi di interesse psichiatrico, ha ideato e realizzato sette video didattici e scientifici ed è autore di due romanzi: Alla fine del dolore (Tracce, Pescara 2004); Centottanta (Clueb, Bologna 2006)
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