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Diaframma "Siberia"
I Diaframma nascono nello stesso contesto musicale e territoriale dei Litfiba: la Firenze "new wave" dei primi anni 80. Sull'onda inglese del dark-rock decadente, i Diaframma esordiscono dapprima come cover band dei Joy Division, poi, nel 1982, incidono il loro primo singolo, "Pioggia", accompagnato dal b-side "Illusione ottica". Dopo parecchie esibizioni nei club fiorentini, spesso insieme ai Litfiba, Diaframma incidono nel 1984 per l'etichetta indipendente IRA “Siberia”. Album scarno, diretto ed essenziale, con atmosfere cupe e malinconiche di chiara matrice "post-punk", “Siberia” riscuote, con 50.000 copie, un grandissimo successo nelle vendite per la neonata etichetta.
Resta però dal vivo la dimensione ideale dei Diaframma, molto apprezzati ormai anche fuori Firenze e dominatori indiscussi del circuito underground italiano di quel periodo. Contando sugli ottimi testi di Fiumani, la Ricordi tenta più volte di far partecipare al Festival di Sanremo la band, ma Fiumani rifiuta sempre.
Negli anni '90 i Diaframma continuano su una strada decisamente lontana dal dark-punk dei primi anni, ritornando nel circuito underground con un altalenante successo commerciale. Con “Il ritorno dei desideri” (Contempo - 1994) le liriche accentuano il loro carattere aspro e passionale nonché lo stile personalissimo sottolineato nel caso specifico dalla produzione di Gianni Maroccolo (Csi). Nel 1995 i Diaframma vincono il Premio Ciampi, a definitiva consacrazione della poetica di Fiumani. Nel 1996 la band cambia nuovamente etichetta passando alla Flying Records di Napoli, con la quale pubblica l'album “Sesso e violenza”, sospeso fra punk ("Endorfina", "Tachicardico"), rock classico ("Metti in moto la macchina") e tenere ballate ("Valzer", "Bella"). Due anni dopo esce “Scenari immaginari”, che conferma il buon livello di affiatamento della band e la maturità di Fiumani come autore.
I Diaframma, prodotti dalla Self, ristampano nel 2001 i loro primi lavori, che ormai erano difficilmente reperibili, e inoltre raccolgono in due album (“Albori” e “I Giorni dell'IRA”) le sensazioni che avevano portato alla formazione di uno dei gruppi new wave più importanti nel panorama italiano.
Aprono il concerto i teramani AmelieTritesse, un progetto fatto di parole e suoni, voci e strumenti, letture e canzoni, un fazzoletto sonoro che avvolge il romanzo breve di Manuel Graziani "La mia banda suona il (punk)rock" (Coniglio Editore, 2007), e lo stringe tra le canzoni di Paolo “Iver” Marini, i suoni di Giustino “drIver” Di Gregorio ed il ritmo di Stefano “bradipo” Di Gregorio. Un reading musicato, dove folktronica da cameretta si accomoda sulla lettura di microstorie r&r “fantattuali”.
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