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ITAB CHIETI, "IL CERVELLO NON RIPOSA MAI" PDF Stampa E-mail
Cristina
Scritto da Cristina   
Lunedì 12 Ottobre 2009 11:33

Spiegano i ricercatori di Chieti sulla prestigiosa rivista  PNAS:“L’apprendimento scolpisce l’attività spontanea del cervello”. Glistudi danno la speranza di capire come dall’attività cerebrale alteratasia possibile individuare cure per malattie come l’Alzheimer o gliictus cerebrovascolari.

Negli ultimi anni la ricerca ha mostrato che anche quando siamo ad occhi chiusi, senza eseguire alcun compito o essere stimolati dall’esterno, il nostro cervello consuma un elevato budget energetico e mostra una intensa attività intrinseca organizzata in una vera e propria architettura funzionale (la cosiddetta “connettività funzionale a riposo”), la quale sembra formarsi nell’età dello sviluppo e rimanere stabile nell’età adulta.

Attraverso la risonanza magnetica funzionale, il team di studiosi, coordinato dal professor Maurizio Corbetta della Washington University di St. Louis, ha misurato in un gruppo di 14 volontari l’attività spontanea a riposo del cervello, prima e dopo un periodo di 7 giorni di allenamento in un difficile compito di ricerca e discriminazione visiva. L’apprendimento ha indotto una modificazione della connettività funzionale spontanea tra le regioni visive e quelle fronto-parietali deputate al controllo dell’attenzione. Acquisire nuove competenze indurrebbe delle modificazioni delle relazioni tra diverse regioni del cervello che a riposo lavorano in concerto. Da ciò deriva l’importante scoperta che la connettività funzionale a riposo non riflette solamente la connettività anatomica ma anche le nostre esperienze precedenti, e quindi che l’attività intrinseca del nostro cervello possa supportare le operazioni di elaborazione di queste esperienze. I risultati della ricerca, pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, USA, suggeriscono dunque che nell’attività cerebrale spontanea, intrinseca, ci potrebbero essere “tracce” delle nostre esperienze personali, della nostra storia e dei nostri vissuti. Infatti, Chris Lewis & Antonello Baldassarre, primi co-firmatari dell’articolo, sottolineano il dato che i soggetti che hanno appreso meglio il compito di discriminazione visiva, hanno mostrato una maggiore modificazione della propria attività cerebrale intrinseca.

"Imparare a cercare e discriminare stimoli nell’ambiente - continua Giorgia Committeri, ricercatrice di Psicobiologia presso l’Università G. d’Annunzio di Chieti - ha un elevato valore adattivo che potrebbe essere consolidato proprio grazie all’attività cerebrale intrinseca, spontanea"."Comprendere il ruolo dell’attività spontanea del cervello - conclude il neurologo Corbetta - potrebbe dimostrarsi molto importante per capire come la conoscenza viene codificata, mantenuta e utilizzata dal cervello, e di acquisire conoscenze su malattie invalidanti nelle quali l’attività cerebrale spontanea è fortemente alterata, come il morbo di Alzheimer e gli ictus cerebrovascolari".John Locke scriveva: "Supponiamo che la mente sia come si dice un foglio di carta bianco, privo di qualsiasi segno, senza nessuna idea; come arriva a essere fornita di idee?  [..... ]Da dove essa prende la ragione e la conoscenza? A tutto questo, rispondo con una sola parola, dall'esperienza". (Saggio sull’Intelligenza Umana, 1690)

Dopo questa ricerca, tale frase torna ad essere di grande attualità. 

 

Learning sculpts the spontaneous activity of the resting human brain, Christopher M. Lewis, Antonello Baldassarre, Giorgia Committeri, Gian Luca Romani and Maurizio Corbetta, PNAS 2009, 106:17558-75

 
 

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